Comunicazione e marketing per una onlus

La sfida
Comunicare per una onlus significa lavorare dentro un quadro più esigente di quello di molti altri settori.
Non si tratta solo di “esserci online”, ma di costruire ogni giorno una presenza credibile, rispettosa e leggibile per una realtà che unisce assistenza concreta, volontariato, raccolta fondi, supporto alle fragilità e relazione con il territorio. Nel materiale di progetto ricorrono infatti attività come mensa sociale, supporto a rifugiati e famiglie, sportello di ascolto, volontariato organizzato, distribuzione di beni e iniziative culturali.
ambito
Cultura, territorio e comunità
settore
Terzo settore, accoglienza, raccolta fondi e comunicazione sociale
modalità di ingaggio
Affiancamento
La difficoltà è resa più alta dal contesto normativo. Per gli enti del Terzo Settore il riferimento centrale è il D.Lgs. 117/2017: l’art. 5 definisce le attività di interesse generale, l’art. 17 disciplina il volontariato e impone il registro dei volontari non occasionali, mentre l’art. 18 rende obbligatoria l’assicurazione dei volontari contro infortuni, malattie connesse all’attività e responsabilità civile verso terzi. Anche la raccolta fondi non è un’attività “libera” in senso generico, ma è incardinata nell’art. 7 del Codice e nelle linee guida ministeriali del 2022.
A questo si aggiunge una fase di transizione importante: dal 1° gennaio 2026 l’Anagrafe unica delle Onlus è stata soppressa e le Onlus che vogliono continuare a operare come enti del Terzo Settore e mantenere l’accesso al 5 per mille hanno dovuto presentare istanza di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026. Questo rende ancora più strategica una comunicazione capace di tenere insieme identità, compliance, raccolta fondi e fiducia.
C’è poi il contesto sociale. Il lavoro comunicativo su accoglienza e fragilità si muove in un dibattito pubblico quotidiano, spesso polarizzato, e dentro scenari che cambiano rapidamente: il Ministero dell’Interno riporta 66.617 sbarchi nel 2024 e 66.296 nel 2025, numeri che raccontano una pressione costante sul tema migratorio e spiegano perché il linguaggio, il tono e la cornice dei messaggi non possano essere improvvisati.
La sfida, quindi, non è solo comunicare.
È farlo senza semplificare il dolore, senza cadere nel vittimismo, senza ridurre il servizio sociale a retorica, ma costruendo una voce pubblica capace di tenere insieme umanità, rigore, continuità e credibilità.
Il metodo
Anche qui il metodo resta quello di IS Marketing:
- ricerca
- studio
- analisi
- ottimizzazione continua
Ogni scelta nasce dalla lettura attenta del contesto e delle sue regole: evoluzione normativa del Terzo Settore, strumenti di fundraising, volontariato, 5 per mille, andamento dei temi sociali nel dibattito pubblico, bisogni reali del territorio e dinamiche interne della struttura. I materiali di lavoro mostrano infatti un ecosistema articolato fatto di volontari, sportello sociale, mensa, supporto materiale, attività culturali e iniziative di sostegno.
La comunicazione viene trattata come funzione strategica e non come produzione episodica di post.
L’obiettivo è costruire una presenza pubblica stabile, capace di accompagnare l’organizzazione nel tempo e di rafforzarne la capacità di raccolta, relazione e impatto.
Il lavoro
L’affiancamento riguarda l’intero ecosistema comunicativo della struttura.
Si lavora su:
- coordinamento della presenza digitale
- raccolta fondi e campagne di sostegno
- contenuti per sito, social e materiali informativi
- customer care e relazione con il pubblico
- supporto alla comunicazione delle attività quotidiane
- coerenza grafica e compositiva
- lettura dei risultati
- adattamento dei messaggi al contesto locale, nazionale e internazionale
- raccordo tra iniziative online e supporti offline
Il punto centrale non è presidiare un canale, ma tenere insieme tutto: tono di voce, reputazione, attenzione ai temi sensibili, bisogni quotidiani della struttura, strumenti di raccolta, valorizzazione del lavoro svolto e costruzione di fiducia.
Gli strumenti messi in campo
- rete digitale
- contenuti continuativi
- attenzione alla comunicazione sociale e istituzionale
- osservazione del contesto quotidiano
- analisi dei risultati
- customer care
- coordinamento grafico
- strategie condivise
- strumenti di fundraising e informazione
- connessione tra online e attività sul territorio
L’obiettivo
Sostenere nel tempo la crescita della struttura, rafforzarne la capacità di comunicare il proprio valore e accompagnarne il lavoro sociale con una presenza più chiara, stabile e credibile.
In termini concreti:
- far arrivare le comunicazioni alle persone giuste
- sostenere raccolta fondi e 5 per mille
- rafforzare il rapporto con sostenitori, volontari e territorio
- rendere più leggibile e condivisibile il valore del lavoro svolto ogni giorno
Il risultato
Nel tempo la comunicazione ha contribuito a costruire una presenza più coerente, più autorevole e più riconoscibile.
La struttura risulta oggi più leggibile nella sua identità pubblica, più chiara nella relazione con il territorio e più solida nella capacità di accompagnare attività complesse senza disperderne il senso.
Il risultato più importante non è soltanto una maggiore visibilità, ma una maggiore capacità di generare rispetto, attenzione e partecipazione intorno a un lavoro quotidiano che coinvolge accoglienza, fragilità, volontariato e servizio. In questo tipo di progetto, la comunicazione funziona davvero quando riesce a sostenere il bene comune senza tradirne la complessità.
Questo tipo di progetto si colloca dentro il quadro del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), con particolare attenzione alle attività di interesse generale (art. 5), alla raccolta fondi (art. 7), alla disciplina del volontariato (art. 17) e all’assicurazione obbligatoria dei volontari (art. 18). Per le Onlus, il 2026 segna inoltre il passaggio al RUNTS come snodo decisivo anche per il mantenimento del diritto al 5 per mille.


