Copertina del blog IS Marketing "New Blog Post": cortile di Palazzo Benedetti a L'Aquila con silhouette di bambina e gomitolo di lana rossa, badge Ambasciatore de L'Aquila 2026 Capitale della Cultura, titolo "Con le mani sporche di terra ti ho baciata: la mostra di Lea Contestabile a Palazzo Benedetti, L'Aquila"

Con le mani sporche di terra ti ho baciata: la mostra di Lea Contestabile a L’Aquila è anche una lezione di comunicazione

Un palazzo barocco restituito alla città, cinquant’anni di lavoro in dieci stanze, un filo rosso che guida i passi. Cosa può imparare da questa mostra chi comunica cultura e territorio.

Il 17 luglio sono tornata da una persona che mi ha insegnato a guardare. Lea Contestabile è stata la mia insegnante di pittura all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, e a Palazzo Benedetti ho attraversato cinquant’anni del suo lavoro: arazzi che sembrano diari cuciti, silhouette di bambine che giocano sotto i soffitti affrescati, abitini da comunione, scarpette rosse di lana, fotografie di famiglia trasformate in stendardi tessili.

E un filo rosso — letteralmente un filo di lana rossa — che parte dal cortile e attraversa le sale, come se tutta la mostra fosse un unico racconto da seguire passo dopo passo.

Questo articolo è due cose insieme: un invito sincero ad andarci, perché l’ingresso è libero e il tempo c’è fino al 30 agosto. E una riflessione professionale, perché da consulente di comunicazione non riesco a non vedere quanta strategia silenziosa c’è dietro una mostra che emoziona così.

🏛 La mostra in breve

  • Cosa: “Con le mani sporche di terra ti ho baciata” — mostra antologica di Lea Contestabile, a cura di Mariano Cipollini. Circa 50 opere per 50 anni di lavoro, in dieci stanze tematiche.
  • Dove: Palazzo Benedetti, Via Sassa 15, L’Aquila — dimora barocca riaperta dopo il restauro post-sisma.
  • Quando: fino al 30 agosto 2026, tutti i giorni 10–13 e 16–20.
  • Ingresso: libero.
  • Contesto: prima tappa del progetto antologico diffuso per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.
Collage della mostra di Lea Contestabile a Palazzo Benedetti, L'Aquila 2026: salone affrescato con installazione di silhouette nere di bambine che giocano sul pavimento a mosaico, statua in nicchia e dettaglio di una bambina sull'altalena accanto a una fotografia d'epoca

🧵 Dieci stanze e un filo rosso: il percorso

Il percorso non segue la cronologia: segue i temi. Le dieci stanze hanno nomi che sono già poesia — Innocenza, Hortus conclusus, Verso casa, Baci di sorellanza, Libri d’artista, Piccolo mondo, Amorevolezze, Focolare, Fatti di terra e di sangue, Gran riparo — e ognuna mette in dialogo le opere con gli ambienti del palazzo.

Le farfalle di carta si posano su un divano damascato. Le silhouette nere di bambine che giocano danzano sul mosaico di un salone affrescato, circondate dai ritratti d’epoca della sua gente. Nella cappella, gli abitini da comunione e le fotografie di famiglia trasformano la memoria privata in memoria di tutti. I materiali sono quelli di sempre nel lavoro di Lea: terra, stoffa, fili, giocattoli, immagini sacre e profane — l’archivio affettivo di un mondo contadino che diventa materia d’arte contemporanea.

E poi c’era lei, in rosso, che accompagnava i visitatori tra le opere spiegando, come ha sempre fatto. Perché Lea Contestabile non ha mai smesso di insegnare: lo ha fatto per quasi quarant’anni all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e continua a farlo dal 1995 con il MuBAq – Museo dei Bambini, dove l’arte si impara giocando.

Collage di opere tessili di Lea Contestabile: grande arazzo con case, alberi e figure cucite sotto le volte bianche di Palazzo Benedetti; dettaglio circolare con figura distesa tra gli alberi; macro di un arazzo con sedie, un gatto e un filo rosso ricamato

💡 Cinque cose che chi comunica cultura e territorio dovrebbe “rubare” a questa mostra

Da consulente, ho preso appunti. Perché quello che rende speciale questa mostra non è il budget: è la cura. E la cura ha una struttura che si può imparare.

  • 1. Un titolo che evoca, non descrive. “Con le mani sporche di terra ti ho baciata” non spiega la mostra: la fa desiderare. Quante realtà culturali si presentano ancora con titoli-catalogo che non muovono nulla?
  • 2. Coerenza totale tra contenuto e contenitore. Opere sulla memoria domestica dentro una dimora storica appena restituita alla città: il luogo non fa da sfondo, amplifica il messaggio. È l’allineamento che ogni progetto — culturale o d’impresa — dovrebbe cercare tra ciò che dice e dove lo dice.
  • 3. Un segno identitario che guida. Il filo rosso è tre cose insieme: orientamento per il visitatore, firma visiva, metafora. Un’identità non è un logo: è un segno coerente che tiene insieme l’esperienza.
  • 4. Un’architettura narrativa, non un elenco. Dieci stanze, dieci capitoli, ognuno con un nome e un’emozione. Il visitatore non “vede delle opere”: attraversa una storia. Vale per una mostra come per un sito web.
  • 5. La persona al centro. L’artista presente, che accoglie e racconta. Nessuna comunicazione sostituisce la relazione: la moltiplica soltanto. Anche online, le persone si fidano delle persone.
Cappella barocca di Palazzo Benedetti allestita con inginocchiatoi in legno, abitini da comunione in tessuto bianco e fotografie di famiglia d'epoca, opere della mostra di Lea Contestabile

⏳ L’Aquila 2026: l’occasione che il territorio non deve sprecare

Nell’anno della Capitale Italiana della Cultura, ogni evento ben fatto è una porta d’ingresso: porta persone dentro palazzi che nemmeno gli aquilani conoscevano, allunga i soggiorni, trasforma la visita in racconto e il racconto in passaparola.

Ma la finestra funziona solo se cultura e turismo si parlano: se la mostra si trova online, se le informazioni pratiche sono chiare, se chi arriva per un evento scopre cosa fare dopo. Il valore c’è. La differenza la fa la comunicazione — ed è esattamente il divario su cui i territori come il nostro si giocano l’eredità di quest’anno straordinario.

🛠️ Sei una realtà culturale? Tre domande da farti prima del tuo prossimo evento

  • Chi cerca il tuo evento online, cosa trova? Date, orari, come arrivare, ingresso: se queste informazioni non sono immediate, ogni sforzo di promozione si disperde.
  • Il tuo racconto ha un filo? Un titolo che incuriosisce, un’immagine coordinata, un segno riconoscibile su tutti i canali — o ogni post va per conto suo?
  • Cosa succede dopo la visita? Un modo per restare in contatto (newsletter, social curati, un invito al prossimo appuntamento) trasforma il pubblico di un giorno in una comunità che torna.

Il turismo culturale funziona così: prima dell’evento c’è la visibilità, durante c’è l’esperienza, dopo c’è la relazione. Ne ho scritto anche a proposito del turismo internazionale e del mercato di lingua tedesca: il principio è lo stesso, il pubblico che non ti capisce non ti sceglie.

Divano damascato rosso e oro di Palazzo Benedetti attraversato da una scia di farfalle di carta bianche, opera di Lea Contestabile, in due inquadrature ravvicinata e d'insieme

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Dieci domande sulla tua presenza online: visibilità, chiarezza, capacità di trasformare l’interesse in contatti e visite. Ricevi subito un report gratuito con il tuo punteggio e le tre azioni da cui partire.

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❓ Domande frequenti

Dove e quando si può visitare la mostra di Lea Contestabile a L'Aquila?
La mostra "Con le mani sporche di terra ti ho baciata" è aperta a Palazzo Benedetti, in Via Sassa 15 a L'Aquila, fino al 30 agosto 2026. Si visita tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, con ingresso libero. È la prima sezione del progetto antologico dedicato all'artista per L'Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.
Chi è Lea Contestabile?
Lea Contestabile (Ortucchio, 1949) è un'artista abruzzese attiva da cinquant'anni tra pittura, arte tessile, incisione e installazione. Ha insegnato all'Accademia di Belle Arti dell'Aquila dal 1976 al 2014 e nel 1995 ha fondato il MuBAq – Museo dei Bambini L'Aquila, oggi al Villaggio dei Bambini di Fossa, dove i bambini imparano l'arte giocando. Le sue opere sono state esposte in mostre e biennali internazionali, da Pechino a Istanbul.
Cosa si vede nel percorso espositivo di Palazzo Benedetti?
Circa cinquanta opere — arazzi, tappeti, terrecotte, libri d'artista, fotografie e installazioni — disposte in dieci stanze tematiche: Innocenza, Hortus conclusus, Verso casa, Baci di sorellanza, Libri d'artista, Piccolo mondo, Amorevolezze, Focolare, Fatti di terra e di sangue, Gran riparo. Il percorso non segue la cronologia ma i temi, e un filo rosso — reale — accompagna il visitatore dal cortile attraverso le sale affrescate.
La mostra fa parte del programma di L'Aquila Capitale della Cultura 2026?
Sì. È la prima tappa di un'antologica "diffusa" che nel corso del 2026 toccherà diverse sedi dell'Aquila e della provincia, promossa con il Comune dell'Aquila nell'ambito del programma della Capitale Italiana della Cultura. Anche la sede è parte del racconto: Palazzo Benedetti, dimora barocca su Via Sassa, è tornato a vivere dopo un lungo restauro seguito al sisma del 2009 e oggi ospita arte ed eventi.
Perché IS Marketing racconta una mostra d'arte?
Perché cultura e turismo camminano insieme, e una mostra curata così è una lezione concreta di comunicazione: un titolo che evoca invece di descrivere, un percorso costruito come un racconto, un segno identitario che guida il visitatore, un luogo che amplifica il messaggio. IS Marketing lavora con realtà culturali, turistiche e territoriali proprio su questo: trasformare valore autentico in comunicazione chiara, riconoscibile e capace di far arrivare le persone.

🧭 Parliamoci — se è la tua direzione

In IS Marketing lavoro con realtà culturali, turistiche e territoriali che hanno qualcosa di vero da raccontare: cammini, musei, eventi, progetti che meritano di essere trovati, capiti e scelti. Costruisco strategie, contenuti, siti e percorsi digitali che trasformano il valore autentico in visibilità e relazioni.

Se stai lavorando su un progetto culturale o territoriale — a maggior ragione in quest’anno di Capitale della Cultura — parliamone.

Se invece cerchi solo “qualche post” o una promozione last minute senza strategia, probabilmente non sono la persona giusta. Ed è giusto dirselo subito.

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