by Sandra Iacone
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Abruzzo: dal patrimonio all’ecosistema
I dati di Federculture, Symbola e Regione dicono che la materia prima c’è. Resta da capire quanto riusciamo a trasformarla in sistema.
Venerdì 18 settembre, a L’Aquila, Alberto Bonisoli, direttore del Centro Studi Federculture, ha presentato il 22° Rapporto “Impresa Cultura 2026” al primo Tavolo Manifesto di Opera Demopratica, dentro L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Nel Rapporto c’era anche l’Abruzzo. E non nella parte alta delle classifiche.
Ogni giorno racconto e promuovo questo territorio. Quando un dato mi lascia una domanda, ho bisogno di capire cosa c’è dietro. Così ho messo insieme fonti diverse (Federculture, Symbola, Banca d’Italia, Regione Abruzzo), ho isolato l’Abruzzo dal resto e l’ho confrontato con Umbria e Marche. Ne è nato uno studio di 13 pagine.
Qui sotto trovi la sintesi. Il PDF completo, con le fonti, lo scarichi dal box.
🔎 I numeri dicono due cose insieme
Prima cosa: su quattro indicatori l’Abruzzo sta nella parte bassa. La spesa delle Regioni per i beni culturali è di 11,55 euro a testa, quarta dal fondo tra quelle con il dato. La spesa dei Comuni è di 43,91 euro, ancora quarta dal fondo. L’Art Bonus raccolto è di 4,48 milioni, contro i 22,82 dell’Umbria. Le famiglie spendono 82,6 euro al mese in ricreazione, sport e cultura, la media italiana è 105.
Non sono dettagli. Nel 2024 i Comuni hanno pesato il 41% della spesa pubblica per la cultura, quasi quanto il Ministero (42%).
Seconda cosa: non è un deserto. Il sistema produttivo culturale e creativo abruzzese vale 1,394 miliardi di euro, il 3,7% dell’economia regionale (nelle Marche il 5,3%, in Umbria il 4,4%). Le imprese del Core Cultura sono 6.380 e tra il 2021 e il 2025 sono cresciute dell’11,5%, la quarta crescita più alta d’Italia. In provincia dell’Aquila le organizzazioni culturali non profit pesano il 20,1% rispetto alle imprese for-profit del settore: settimo posto tra le province italiane.

Cosa i numeri non dimostrano. Non dimostrano che “non sappiamo fare rete”: nessuno di questi indicatori misura la collaborazione. Dicono una cosa più scomoda e più utile: abbiamo materia viva, e la trasformiamo in economia, domanda e continuità meno di altri.
Lo stesso Rapporto mostra dove sta l’occasione. Nei Comuni con caratteristiche culturali e paesaggistiche il reddito è più alto (25,6 mila euro contro 22 mila) e le presenze turistiche nei Comuni a vocazione culturale sono cresciute del 9,8% tra il 2019 e il 2025. Il Rapporto non dice che la cultura causa quel reddito. Dice che i territori dove cultura e paesaggio sono parte della vocazione stanno meglio. Per un territorio come l’Abruzzo, è una domanda da farsi.
✈️ Il turismo: un 2025 fuori scala, da leggere con cautela
Nel 2025 l’Abruzzo ha superato gli 8,8 milioni di presenze turistiche: +23,29% sul 2024 secondo la Regione, con la provincia dell’Aquila a +32,13% e il mercato estero a +40,67%. Un dato straordinario, dopo anni difficili: secondo Banca d’Italia tra il 2012 e il 2023 le presenze in regione erano diminuite del 6,2%.

Il sisma del 2009 pesa in questa storia, ma non la spiega da solo. Il dato riguarda tutta la regione, e anche Marche e Umbria hanno vissuto il sisma del 2016.
La domanda vera è se il 2025 sia un rimbalzo o l’inizio di un cambiamento strutturale. Lo capiremo dalla permanenza media, dalla stagionalità, dalla quota estera, dalla spesa per visitatore e da cosa resterà dopo L’Aquila Capitale della Cultura 2026. Il mercato estero, in particolare quello di lingua tedesca, l’ho analizzato in questo articolo sui voli dalla Germania.
🧭 Cosa fanno Marche e Umbria, e cosa c’è già in Abruzzo
Non per fare una classifica: per capire i metodi.
Le Marche trattano l’organizzazione della destinazione come una funzione, non come una campagna. Nel Piano regionale del Turismo 2026-2028 hanno previsto le DMO e a giugno 2026 ne hanno presentato le linee guida ai territori, dichiaratamente per superare la frammentazione nella promozione e nella gestione dell’offerta.
L’Umbria ha messo al centro le aree interne e la lentezza (cammini, cicloturismo, borghi) dentro un’unica proposta regionale, e ha istituito un Osservatorio del turismo lento, esperienziale, inclusivo e sostenibile.
L’Abruzzo gli strumenti li ha. La legge regionale 10/2023 ha introdotto le DMC, organizzazioni di governance locale aperte a soggetti pubblici e privati. E dal 2 al 4 ottobre, a Lancianofiera, si tiene “Piacere, Abruzzo!”, il primo Salone regionale del turismo, presentato come vetrina regionale dell’offerta. Il punto è capire se questa logica unitaria diventerà un processo permanente di prodotto, dati e distribuzione, e non solo un’occasione.
🛠️ Sei direzioni per passare dal patrimonio all’ecosistema
Una rete è un insieme di relazioni. Un ecosistema aggiunge interdipendenza: scambio di risorse, ruoli complementari, dati condivisi e capacità di produrre risultati che i singoli soggetti non otterrebbero da soli. Queste sono ipotesi di lavoro che ricavo dal confronto dei dati, non conclusioni dei rapporti citati.
- Mappare capacità, non solo soggetti. Competenze, spazi, pubblici, canali, disponibilità a collaborare: per trovare complementarità e vuoti di filiera.
- Costruire pochi prodotti pilota integrati. Cultura, natura, cammini, borghi ed enogastronomia in esperienze con target, servizi, prezzo, distribuzione e indicatori definiti.
- Collegare imprese culturali e governance turistica. Un ponte stabile tra ICC, DMC, Comuni, parchi e Camere di Commercio: la cultura diventa leva turistica solo se entra nei processi di prodotto.
- Condividere dati e contenuti. Calendari, materiali multilingue, dati sui flussi e sui risultati delle campagne come infrastruttura comune.
- Professionalizzare la rete. Ruoli chiari, budget e committenza professionale, non solo volontariato.
- Misurare cosa resta. Prodotti congiunti, imprese coinvolte, permanenza media, flussi fuori stagione e commesse creative, anche nel 2027-2029.
📚 Fonti principali
- Federculture, 22° Rapporto Annuale “Impresa Cultura 2026: la cultura che cambia i territori” (presentazione di Alberto Bonisoli)
- Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne, Deloitte, “Io sono Cultura 2026”
- Banca d’Italia, “L’economia dell’Abruzzo” (rapporti 2025 e 2026)
- Regione Abruzzo, dati sul turismo 2025 (5 febbraio 2026); L.R. 10/2023; “Piacere, Abruzzo!”
- Regione Marche, Piano regionale del Turismo 2026-2028 e percorso DMO; Regione Umbria, strategia aree interne e Osservatorio del turismo lento
- Opera Demopratica L’Aquila, Tavoli Manifesto
Elaborazione e sintesi: Sandra Iacone / IS Marketing. Le informazioni quantitative restano attribuite alle fonti originali.
❓ Domande frequenti
L'Abruzzo è davvero tra le ultime regioni per cultura?
Il boom turistico del 2025 significa che il problema è risolto?
Che differenza c'è tra una rete e un ecosistema?
Cosa fanno Marche e Umbria che l'Abruzzo può osservare?
Posso citare lo studio?
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